88 Templi per 1200 Km: è il Pellegrinaggio dell'isola di Shikoku!


Quello che sto per descrivervi è qualcosa di più di un semplice itinerario di viaggio o una meta turistica da visitare meno battuta delle altre. E' qualcosa che non si può affrontare alla leggera. E' il Shikoku Hachijuhakkasho o Shikoku Junrei o il Pellegrinaggio degli 88 Templi dell'Isola di Shikoku.
Proprio quest'anno si celebrano i 1200 anni da quando il monaco buddista Kukai ("il cielo e il mare") raggiunse l'Illuminazione compiendo questo percorso e, seguendo la via da lui tracciata, è da un millennio che i pellegrini sperano di fare altrettanto.

Storia del Pellegrinaggio dell'isola di Shikoku


Kukai nacque a Zentsu-ji nell'isola di Shikoku nel 774 e andò a studiare in Cina. Una volta tornato contribuì allo sviluppo del cosidetto Buddismo Esoterico o Shingon, che crede nella possibilità di raggiungere l'Illuminazione mentre si è ancora in vita. Fu uno scrittore molto attivo e contribuì alla costruzione di molte opere pubbliche, fra cui il bacino artificiale di Manno, nel nord-est dell'isola. Fu anche artista, realizzando molti templi e statue e a lui si attribuisce anche la compilazione del primo dizionario cinese-giapponese e l'ideazione dell'Hiragana, il sistema di scrittura sillabica per facilitare la trasposizione in forma scritta della lingua giapponese. Per tutto questo e molto altro fu insignito del titolo di Kobo Daishi (dove Kobo significa "divulgare gli insegnamenti buddisti" e Daishi "grande maestro" o "santo").
Dopo la sua morte, avvenuta nel 835, numerose furono le leggende che iniziarono a circolare su miracoli e apparizioni del monaco, ma fu solo verso la fine del XVII secolo che il pellegrinaggio da pratica ascetica praticata da pochi individui divenne un fenomeno di massa. Questo grazie anche al fatto che si iniziavano a costruire infrastrutture quali strade e traghetti e che numerosi giapponesi potevano godere di un accresciuto tenore di vita che permetteva loro di includere i viaggi fra le cose da fare.

Pellegrinaggio storia


Furono pubblicate diverse guide fra cui "Shikoku Henro Michishirube", scritta da Yuben Shinnen in cui si potevano trovare informazioni relative a spostamenti e pernottamenti; in seguito lo stesso Shinnen spronò il prete buddhista Jakuhon a scrivere "Shikoku Henro Reijoki", dove si descrivevano nel dettaglio gli 88 templi e che fu pubblicata nel 1689. Inoltre sempre Shinnen si rese conto che i potenziali pellegrini avevano bisogno di qualcosa di più, avevano il desiderio di dare un senso superiore all'esperienza che stavano per affrontare. Così scrisse "Shikoku Henro Kudokuki", pubblicato nel 1690, nel quale raccontava i miracoli attribuiti al santo Kobo Daishi. Grazie a tutto ciò Shinnen stesso divenne oggetto di venerazione, in quanto padre del pellegrinaggio e un piccolo edificio lungo il percorso è dedicato proprio a lui.
Ovviamente, non furono solo le guide di Shinnen a contribuire alla diffusione del pellegrinaggio: anche il passaparola fu determinante e la sua crescente popolarità lo fece diventare oggetto di spettacoli teatrali Kabuki che alimentarono la sua fama.

Le caratteristiche del Pellegrinaggio


Il percorso è lungo circa 1200 km, lungo i quali sono dislocati appunto 88 templi. Oltre a questi vi sono altri 200 templi sull'isola non considerati parte degli 88 del pellegrinaggio. Il tragitto si snoda attraverso le quattro prefetture dell'isola, infatti il nome Shikoku vuol dire appunto 4 province che sono rispettivamente: Tosa, Awa, Sanuki e Iyo. Durante il periodo Meiji furono riorganizzate all'interno di altre 4 prefetture: Kochi, Tokushima, Kagawa e Ehime.
Il percorso è organizzato per essere un vero e proprio viaggio verso la luce dell'Illuminazione. Infatti la prima parte del percorso, ossia i templi dal numero 1 al numero 23 rappresentano "il risveglio" anche detto Hosshin.
Quelli dal numero 24 al numero 39 rappresentano invece "austerità e disciplina" o Shugyo.
I templi dal numero 40 al numero 65 rappresentano invece il raggiungimento dell'Illuminazione, detto Bodai.
Gli ultimi infine rappresentano quello che il Buddhismo chiama Nirvana, in giapponese Nehan.

Pellegrinaggio mappa


Il bello di questo pellegrinaggio è che non ci sono molte regole. Per tradizione si inizia dal Monte Koya, dove è sepolto il Kobo Daishi, un complesso templare che si trova in realtà nella prefettura di Wakayama nel Kansai. Da qui si raggiunge la città di Tokushima (detta anche "Hosshin no dojo" cioè il luogo dove decidere di raggiungere l'illuminazione) e che ospita 23 degli 88 templi, fra cui il numero 1, il Ryozen-ji.
E' necessario visitare i templi secondo un ordine prestabilito, ma non ha importanza da che parte si cominci, anzi il pellegrinaggio in senso inverso (antinumerico) è considerato più difficile e secondo alcuni per questo motivo più meritevole. Ogni mezzo di trasporto è valido: oltre ad andare a piedi ovviamente (impiegando dai 30 ai 60 giorni) si possono usare automobili, taxi, autobus, biciclette o moto, anche se ormai la stragrande maggioranza dei pellegrini viaggiano con tour organizzati della durata di circa 10 giorni.
Per alcuni è solo uno stacco rigenerante dalla vita lavorativa mentre per altri può essere un rito di iniziazione prima dell'ingresso nell'età adulta e per qualcuno può diventare addirittura una dipendenza o una scelta di vita. Anche perchè non sono previsti requisiti formali che dimostrino una fede religiosa: si mischiano senza nessun problema membri delle principali sette buddhiste giapponesi, ebrei, cristiani, atei, quaccheri e così via. Tale varietà è sicuramente resa possibile dall'atteggiamento di estrema tolleranza del clero buddhista, degli abitanti dell'isola e dei pellegrini stessi.

Identikit del pellegrino

 

Pellegrinaggio identikit


Coloro che decidono di intraprendere quest'impresa sono denominati o-henro-san (dove "henro" è il vocabolo giapponese per pellegrino e "o-" e "-san" sono prefisso e suffisso onorifici) oppure "Dogyo Ninin ", che vuol dire "due persone che viaggiano insieme" e sono facilmente riconoscibili perchè devono indossare una veste tradizionale composta da:

1) una camicia (detta Oizuru) o un camice (detto Byakue) bianchi, colore associato alla morte, che si lega sul lato destro, come la veste riservata ai defunti.

2) un cappello piramidale di paglia (detto Sugegasa) su cui è inciso un poema che parla della transitorietà della vita e che spesso si trova inciso anche sulle lapidi.

3) una Wagesa (una specie di stola o sciarpa da mettere intorno al collo).

4) una Zuda-bukuro (una borsa) contenente rosari buddhisti (juzu), bastoncini di incenso e monete per le offerte.

5) un bastone detto Kongozue che nei tempi passati fungeva da lapide qualora il pellegrino fosse morto durante il tragitto e su cui c'è incisa la frase “una strada, due persone” perchè si dice che il pellegrino abbia sempre vicino a sè lo spirito di Kobo Daishi che lo accompagna.

Alcuni henro hanno anche un libro chiamato Nokyocho oppure Shuincho su cui si raccolgono i timbri dei vari templi che si visitano e che stava anche a simboleggiare una sorta di passaporto per l'aldilà. Tutte queste cose possono essere facilmente acquistate nel primo tempio e rendono il viaggio molto più sicuro, perchè indossando gli abiti tradizionali si sarà immediatamente idenitficati come pellegrini e gli abitanti dell'isola saranno particolarmente accoglienti ed ospitali e spesso faranno piccoli doni come cibo o bevande, chiamati "Osettai".

Pellegrinaggio donne


Inoltre se si decide di effettuare il pellegrinaggio a piedi si deve avere una giusta preparazione mentale e fisica perchè è un impegno serio non da prendere sotto gamba. Bisogna essere pronti a camminare per le colline del percorso con qualsiasi condizione climatica, che sia pioggia, vento o sole e caldo asfissiante.
Anche nelle stagioni migliori per effettuare il pellegrinaggio, ossia primavera ed autunno, potrebbe piovere per interi giorni, in particolare nella zona sud dell'isola. Altro pericolo a Shikoku sono i serpenti, molto comuni su quest'isola. Quindi soprattutto se si cammina lungo sentieri immersi nel verde è consigliabile camminare battendo i piedi per spaventarli con il rumore.

Per festeggiare i 1200 anni dalla nascita di questo pellegrinaggio è stata addirittura creata una serie anime intitolata "Ohenro" di cui abbiamo parlato qualche tempo fa in questo articolo su AnimeClick.it.

Se invece volete leggere il racconto di un italiano che ha fatto tutto il percorso a piedi, vi consiglio il blog di Paolo Calvino, davvero ben fatto e ricco di molti spunti di riflessione.