Diario di viaggio 1: Hanami 2012

Qualche giorno fa il nostro gruppo, composto da 16 intrepidi, ha solcato le terre del sol levante ed è tornato (con sofferenza) sul suolo italico.

Il programma di viaggio, organizzato da AnimeClick.it prevedeva una 10 giorni di full immersion tra cultura, tradizione, anime e manga comprendenti luoghi di interesse come: il tempio d'oro di Kyoto, il castello di Himeji, l'Isola di Miyajima, il distretto di Akihabara e la prima edizione dell'ACE (Anime Content Expo).

Nei primi giorni il tempo ha creato qualche piccolo disagio, c'è stato anche un accenno di nevicata, ma con il passare del tempo la situazione è migliorata; non abbastanza da vedere i ciliegi in fiore al loro massimo, però qualche sakura si è impietosito al punto da sbocciare prima della nostra partenza.


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25 Marzo:
La prima sera, dopo esserci sistemati in albergo a Kyoto – un 3 stelle molto carino – siamo andati ad Osaka per cenare e iniziare a "fare i turisti". La nostra meta è stata Dotonbori, la famosa via che costeggia il fiume omonimo.
Ma prima della cena avevamo un po' di tempo per visitare un “tempio” degli otaku: il Mandarake; un negozio multipiano con ogni ben di dio che ogni appassionato della cultura manga-anime possa sognare. Da videogiochi per retrogamer a figurine dei giocatori di baseball, dalle doujinshi ai tankobon, passando tra scaffali di figure e artbook. Da lasciarci il portafoglio.
Ripresa la strada per la cena nella patria degli okonomiyaki, ci siamo trovati inondati tra luci di neon e migliaia di insegne colorate che stavano appese sugli edifici, rendendo il tutto un po' surreale.
Con non poca fatica siamo riusciti a trovare un locale che sembrava promettere quello che volevamo per la prima sera: takoyaki e okonomiyaki. I gestori del locale ci hanno trattato come se fossimo d'oro. Il pr che ci ha invitato all'interno del locale era un tipo assurdo, un casinista di prim'ordine. Abbiamo dovuto aspettare un po' di tempo per prendere posto tutti quanti. Non avevano un tavolone per tutti e sedici, quindi ci hanno distribuito su tavoli più piccoli man mano che si liberavano. Infine le aspettative alimentari ci furono colmate a dovere.



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26 Marzo:
Per la giornata era prevista una serie di visite a molti monumenti importanti di Kyoto, quindi ci siamo dovuti alzare presto per prendere l'autobus e cominciare il tour dal tempio Ninnaji, patrimonio mondiale dell’UNESCO a Kyoto.
Il Ninnaji è stato fondato nell’anno 888 e fungeva da residenza imperiale, ma, come la maggior parte degli edifici storici in Giappone, ha subito ripetute distruzioni e incendi nel corso dei secoli.
Subito dopo ci siamo diretti al Ryoanji, il tempio famoso per il suo giardino di pietre che rappresenta la filosofia di Zen.
Successivamente abbiamo visitato il padiglione d'oro Kinkakuji che si è rivelato un vero è proprio spettacolo agli occhi. L'unica pecca sono state le nuvole che non ci hanno permesso di fotografare "come si deve" lo spettacolo del tempio dorato. Sembrava quasi uno scherzo del kami del padiglione dato che mentre lo stavamo visitando ha addirittura iniziato a nevicare nonostante ci fossero più di 10° gradi!
Nel pomeriggio abbiamo avuto modo di visitare anche il Ginkakuji, il padiglione d’argento, e ci siamo goduti l’apertura notturna del Kyomizudera, forse il tempio più famoso di Kyoto.

La serata (una vera “hard day's night” come cantavano i Beatles) si è conclusa a Gion, uno dei più esclusivi e rinomati quartieri di geishe.



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27 Marzo:
La metà del 27 marzo è stata spesa presso il Castello Himeji, conosciuto con il soprannome di “Airone bianco” per via della predominanza di colore bianco nelle pareti esterne. Si tratta senza dubbio di uno degli edifici storici più famosi e imponenti di tutto Giappone. Sfortunatamente la sua ristrutturazione (che avrà termine nel 2015) non ci ha permesso di vederlo in tutto il suo splendore.
Terminata la visita al castello ci siamo diretti ai giardini Kokoen, a pochi passi dal castello. Quel luogo ci ha regalato paesaggi davvero incantevoli e surreali. Una pace incredibile e un'attenta cura anche nei dettagli più infinitesimali.
Nel pomeriggio ci siamo diretti al santuario shintoista Fushimi Inari, la cui caratteristica più peculiare sono i torii disposti uno dopo l'altro, quasi a formare dei veri e propri tunnel. Ad un certo punto della scalata (era un susseguirsi di gradinate e salite) la strada si divide in un bivio per creare un anello lungo circa di cinque chilometri (sempre in balia di gradini e pendenze). Proprio per questo solo alcuni di noi sono riusciti ad arrivare alla cima.
Carichi di borse e souvenir abbiamo fatto ritorno in hotel.



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28 Marzo:
Dopo una sostanziosa colazione, ci siamo diretti ad Hiroshima. Subito scesi alla fermata del tram ci siamo trovati davanti al Monumento della Pace. Questo edificio, – insieme a pochi altri – è riuscito a resistere alla potenza della bomba atomica che vi è esplosa quasi sopra ad un'altezza di circa 600 metri.
Il museo della pace, poco distante dal monumento appena visitato, ospitava al suo interno oltre a numerosissime immagini e foto pre e post-esplosione (alcune raffigurazioni erano davvero agghiaccianti) e diversi plastici dello scenario cittadino. In una bacheca c'era un orologio che segnava ancora le 08:15, l'istante in cui è esploso l'ordigno.
Dopo esserci di nuovo raggruppati tutti, siamo ripartiti alla volta di Miyajima, l'isola sacra dove, per mantenere la purezza del luogo, non sono permesse né le nascite né le morti e sepolture. Grande è stata la sorpresa di venire avvicinati da daini e cerbiatti curiosi. Siamo scoppiati a ridere quando ad un certo punto un daino piuttosto intraprendente si è mangiato la borsa di carta di una turista. Nell'acqua di fronte al santuario di Itsukushima si stagliava uno dei monumenti più famosi del Giappone, il torii gigante e la bassa marea del tardo pomeriggio ci ha persino permesso di raggiungerlo a piedi.



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29 Marzo:
Con il 29 marzo la nostra avventura a Kyoto ha termine. Una volta preparate le valigie e fatte spedire direttamente a Tokyo, ci spostiamo alla volta di Takayama, famosa patria di uno dei tre più grandi festival shintoisti in Giappone.
Entrati dentro al Ryokan Tanabe, una locanda termale in stile giapponese, facciamo la conoscenza della direttrice, una vispa vecchietta (da noi chiamata "Nonna Ninja", anche se non lanciava shuriken) che conosceva piuttosto bene la lingua inglese.
Dopo esserci sistemati siamo usciti per visitare il paesino e il tempio in cui vi sono contenuti i carri usati durante i festival. Mentre eravamo là abbiamo avuto l'occasione di vedere alcune miko (dolcissime, da portarsele a casa!) che nonostante la timidezza si sono lasciate fotografare dal gruppo.
Fatto ritorno alla locanda, abbiamo indossato gli Yukata messi a nostra disposizione e siamo andati alla sala da pranzo, dove ci attendeva una abbondante cena in stile tradizionale.
Dopo esserci riempiti la pancia per bene ed esserci fatti sonore risate a causa di Emi e della sua "Damigiana di corte" alcuni di noi sono entrati nelle vasche termali, per poi farsi cogliere da un potente abbiocco.
Nonostante il tatami e i futon (comodi per qualcuno, scomodi per altri) siamo riusciti a prendere sonno molto velocemente.



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30 Marzo:
Svegliati – contro ogni aspettativa – con la schiena riposata, siamo andati in sala da pranzo per gustare la colazione in stile orientale. Per molti è stato difficile cominciare la giornata con una colazione salata di quel genere.
Il viaggio verso Tokyo è stato lungo, ma la comodità dell'Hikari, uno dei super espressi delle linee Shinkansen, non ce lo ha fatto pesare.
Dopo essere arrivati a Tokyo ed essersi ricongiunti con le proprie valigie, siamo usciti dall'albergo per andare a visitare uno dei 23 quartieri speciali della città, Harajuku. Appena scesi dalla metropolitana ci siamo subito diretti verso il santuario Meiji-Jingu dove era in corso, coincidenza fortunata, un matrimonio shintoista.
Dopo numerose foto dell'evento siamo tornati a Takeshita Street, famosa per essere la via in cui le ultime tendenze giovanili prendono piede.
La sera abbiamo fatto tappa all'illuminato incrocio pieno di insegne e megaschermi di Shibuya, luogo in cui ci siamo dati appuntamento con Zenone, un nostro amico fansubber che vive a Tokyo (e con questo, parte della cumpa,cioè: Aozora, Animezer0, Pluschan, Supremes si è riunita).
La cena del gruppo si è consumata al Kin no Kura, una vera e propria mangiatoia. Sfamare 16 europei affamati è stata dura per i gestori del locale. A fine serata il lungo tavolo era diventato un vero e proprio campo di battaglia, infiniti piatti e bicchieri impedivano ai nostri giovani di muoversi normalmente. Uno spettacolo sconsigliato ai deboli di cuore.



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31 Marzo:
Per "Causa vento" non siamo riusciti a prendere il treno per Chiba, luogo dove si teneva la prima edizione dell'ACE, l'Anime Contents Expo. Con il morale un po' a terra abbiamo optato per fare tappa ad Akihabara — il quartiere elettronico. Mecca di anime, manga, doujinshi e chi più ne ha ne metta, "Akiba" si è rivelata all'altezza della sua fama, mettendo a serio pericolo non solo lo spazio in valigia di alcuni di noi, ma anche il conto in banca.
Un altro gruppo non interessato all'ACE si è diviso, facendo tappa ad Nikko, alla ricerca di ciliegi in fiore, che ancora non avevano appagato i nostri occhi. Entrambi i gruppi hanno sofferto della prima e unica vera giornata di pioggia capitata durante la nostra visita.



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1 Aprile:
Il tempo in questa giornata ci ha sorriso e così siamo riusciti a prendere il treno per l'ACE. Una volta arrivati là, siamo venuti a conoscenza di una terribile notizia: i biglietti per la fiera si dovevano comprare nei Konbini.
Ovviamente una piccola inezia come questa non ha frenato il nostro entusiasmo e siamo andati alla ricerca dei bagarini del posto (tutto il mondo è paese). Dopo aver abbassato il prezzo grazie al potere contrattuale di dieci biglietti richiesti, li controlliamo e cominciamo a fare confusione perché alcuni biglietti sembravano già stati usati. Alla fine ce ne andiamo al padiglione con undici biglietti; non per un dono da parte del venditore abusivo, ma perché, da bravi italiani, siamo riusciti a mandare in palla il bagarino con le chiacchiere.
Piccola curiosità: a fianco dell'ACE si stava tenendo una fiera dei cani; eravamo tentati di abbandonare tutto e entrare là, ma per dovere di cronaca abbiamo deciso di lasciar perdere. Avremmo tanto voluto comprare dei pantaloncini per i nostri cani, ma sarà per un'altra volta.
L'uomo cavallo (Impero) ha colpito anche in sol levante.


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2 Aprile:
Il 2 aprile era la giornata libera. Ognuno poteva fare quello che gli pareva e così si sono creati diversi gruppetti. Chi è andato a visitare il parco di Ueno, con qualche ciliegio in fiore, chi è tornato ad Asakusa, a visitare il Kaminarimon e le bancarelle caratteristiche del luogo, chi è andato direttamente ad Akihabara, sfruttando come un sopralluogo la visita del giorno precedente.
La sera alcuni di noi hanno visitato Roppongi e dintorni per poi tornare in taxi in albergo, altri sono andati in direzione dell'isola di Odaiba, visitando prima il Gundam in scala 1:1 e poi le onsen per un meritato relax dopo giorni di “marce forzate”.
A notte inoltrata abbiamo giocato a tetris con i contenuti delle valigie.


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3 Aprile:
Il nostro viaggio ha raggiunto il capolinea, dopo aver caricato tutto a bordo del pulmino, e salutato per l'ultima volta (per quest'anno) il Giappone siamo partiti alla volta del'Italia.


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Considerazioni generali

I giapponesi: da come ce li avevano descritti, ce li aspettavamo molto più chiusi. In particolare pensavamo che le vecchie generazioni fossero meno aperte delle nuove. Siamo rimasti parecchio stupiti dal notare che invece questo genere di comportamento varia proprio da persona a persona: abbiamo trovato vecchietti disponibilissimi e al contempo giovani che nemmeno ti degnavano di uno sguardo.

I giapponesi e l'inglese: pochi, davvero pochissimi, sono in grado di parlare un inglese comprensibile e solitamente lavorano nell'industria turistica. Gli altri è meglio che ti parlino direttamente in giapponese, li capisci di più.

I giapponesi e l'Italia: i giapponesi ci amano, questo è certo. Fanno la fila al ristorante italiano, hanno parole italiane sulle insegne e un po' ovunque e addirittura ne abbiamo trovati diversi che lo capivano e lo parlavano anche bene. Il primo di loro è stato un ragazzo di nome Kei incontrato all'aeroporto, gentilissimo e davvero poco "giapponese", che ci ha dato una mano appena arrivati.

Le ragazze: mediamente sono più naturalmente carine a Kyoto, mentre a Tokyo curano di più sia il trucco che il modo di vestirsi. Comunque di fatto abbiamo visto davvero pochissime ragazze brutte. A livello di moda, molto diffuse minigonne davvero mini e short-pants davvero short, una manna da vedere.

Le liceali: uniformi di tutti i tipi, alcune più semplici, altre più raffinate: una gioia per gli occhi. Le gonne non sono corte come negli abiti casual, ma sono sempre sopra il ginocchio. Però sono timide se chiedi loro di fare una foto...

Le miko: esistono! E sono davvero carinissime con quell'abito.

Le foto: usanza buffa, i giapponesi quando si mettono in posa per le foto fanno il segno della pace (corrisponde al nostro segno "V" di vittoria). Noi invece facciamo le corna.

I mezzi pubblici: sebbene il Giappone non sia mediamente più costoso dell'Italia, i mezzi pubblici, anche se efficientissimi, hanno dei prezzi assurdi, minimo il doppio che da noi.

I distributori di bibite: in Giappone sono ovunque, anche nei posti più sperduti, e contengono tonnellate di bibite calde e fredde di tutti i tipi, solitamente buone, ma ci sono anche le fregature (Fanta Grape docet). Però il prezzo delle bibite è direttamente proporzionale alla distanza dai centri abitati...

Il cibo: in Giappone si mangia da Dio. Ovvio che devi essere disponibile a provare una cucina diversa. Particolarmente degno di nota uno yakiniku (piatto a base di carne e riso) a un localino di Kyoto, gustato insieme a un bicchiere di umeshu (liquore alle prugne), ma anche i nikuman caldi, lo yakisoba, l'okonomiyaki, i taiyaki e il ramen.

I ryokan: vestiranno anche in kimono, ma purtroppo le cameriere nei ryokan non sono né belle né giovani. Molto meglio Hanasaku Iroha (in realtà quella che ha portato il tè nella stanza dove stavo io era una cameriera giovane e anche carina, anche se è vero che l’età media era quella di Sui. Ah, e poi c'era pure l’airone del Fukuya.

Maid-café: una fregatura. Mille yen di ingresso per un'ora, due consumazioni obbligatorie (prezzo minimo 550 yen) e niente foto (o altrimenti te ne fanno loro una minuscola a 500 yen). Se sei straniero le ragazze interagiscono pochissimo con te, quindi ti rompi le scatole. Sotto le gonne hanno i pantaloncini, quindi scordatevi le pantsu!

 

Francesco P.