Momijigari: l'autunno in Giappone diventa festa!

L'autunno è arrivato. Le giornate si accorciano, le temperature scendono, spesso piove. Nemmeno il tempo di pensarci e sarà Natale. E magari inizieremo ad organizzarci per partire per il viaggio dei nostri sogni, quello che ci porterà ad ammirare i ciliegi in fiore dall'altra parte del mondo, per poter dire anche noi di aver ammirato l'hanami.
Ma il Giappone è ricco di sorprese! I suoi abitanti infatti hanno da sempre una vera e propria passione per la contemplazione della natura e le sue manifestazioni: dallo splendore dei fiori alla freschezza dell’acqua, dalle montagne impervie alle ampie pianure. Osservando la natura tutto può acquistare un significato, perchè, anche se breve, la vita è una e va vissuta appieno e con gusto, esattamente come si può ammirare un bel fiore, anche se il giorno dopo sarà appassito.

1 momijigari autunno in giappone

Anche l’autunno perciò ha una sua ragione d'essere: la natura, pur preparandosi a "morire", è degna di essere osservata. Anche perchè nel buddismo, la morte è speranza di rinascita. Sia per questo, sia perché anche l’autunno offre piccoli capolavori di bellezza, come la primavera ha il suo hanami, così l’autunno porta i giapponesi a spostarsi fuori città, nei boschi e sulle montagne per fare il cosiddetto Momijigari.

La parola Momijigari significa letteralmente “caccia all’acero giapponese”: infatti Momiji significa acero (ma anche più in generale tutte le foglie autunnali, giacchè l'etimologia della parola "momiji" risale all'antico termine "momizu", che significa "tingere di rosso"), mentre "gari" deriva dal verbo "karu" che vuol dire "cacciare". Ovviamente non si dà la caccia alle foglie per raccoglierle, ma si va a "caccia" degli alberi che si sono tinti di rosso semplicemente per godere del magnifico spettacolo che offrono.

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Mentre l’hanami sembra essere nato in campagna e nei villaggi rurali per celebrare l'arrivo della bella stagione e come rito propiziatorio per un buon raccolto, il Momijigari è un rituale antico dalle origini aristocratiche. Si narra infatti che nell'era Heian (VIII-XII sec. d.C.) si diffuse fra i nobili come passatempo: ci si ritrovava sotto gli aceri per suonare, cantare o recitare poesie d’amore, cercando ispirazione nella contemplazione delle foglie tinte di rosso. Più tardi, nel periodo Edo (1603 – 1867), questa usanza si diffuse anche fra le gente comune, arrivando intatta fino ai giorni nostri.

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Quindi in questo periodo i giapponesi si recano in massa a contemplare il Momiji, il cui nome scientifico è Acer Japonicum; si tratta di un albero della famiglia degli aceri, più piccolo rispetto a quello canadese e con foglie più strette ed affusolate che hanno la caratteristica di tinteggiarsi con molteplici sfumature: da infinite varietà di verde (da quello più tenue e vellutato al verde smeraldino, più intenso) a numerose tonalità di giallo e rosso passando per tutta la gamma degli arancioni. Durante questo sfavillante trionfo di colori si creano scenari splendidi sia in città che in montagna. E così come i fiori di ciliegio, anche le foglie di momiji al culmine della loro bellezza durano solo pochi giorni.

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Al contrario dell'hanami, che inizia a sud per proseguire verso nord, il Momijigari inizia nell'isola di Hokkaido a partire dalla fine di settembre e poi tocca tutto il paese, per concludersi solitamente all'inizio di dicembre, quando le foglie cadono completamente. Questo spostamento della colorazione dei momiji, che attraversa l’intero Giappone da nord a sud, è chiamato koyo-zensen, letteralmente “previsione delle tinte autunnali”. Ogni sera, come per le previsioni meteo, i telegiornali forniscono un rapporto sullo stato dei momiji, con tanto di mappe dettagliate che mostrano il grado di colorazione raggiunto e le percentuali in ogni singola area. In questo modo si possono organizzare e pianificare meglio gite e scampagnate. Per i più tecnologici l'Ente Nazionale del Turismo pubblica sul proprio sito un calendario che permette di organizzare gli spostamenti nei periodi giusti e fornisce una Guida ai colori dell'autunno, in cui spiega quali alberi cambiano colore, dove e quando.

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In Hokkaido è raccomandato il Parco Nazionale Daisetsuzan: nel più grande parco naturale del Giappone che si trova in corrispondenza dei monti centrali dell’isola di Hokkaido, all'inizio della stagione (da metà a fine settembre) i colori spettacolari dei momiji possono essere goduti facendo trekking in alta quota intorno al Monte Asahidake o presso le Kogen Onsen. Più avanti nella stagione (dall'inizio alla metà di ottobre), lo spettacolo si estende anche a quote più basse, come ad esempio intorno al Sounkyo.

Nella regione del Tohoku invece è particolarmente raccomandata la zona intorno alle montagne Hachimantai, presso le Tamagawa Onsen e le Nyuto Onsen.

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Ma anche la capitale può fornire ottimi scorci! A Tokyo infatti il posto più gettonato è il giardino Rikugien, costruito intorno al 1700 per il quinto Shogun Tokugawa; il suo nome significa letteralmente "giardino delle sei poesie" e al suo interno sono riprodotte in miniatura 88 scene di famose poesie. Nel momento della massima colorazione sono installate illuminazioni speciali.

Se volete invece spostarvi intorno alla capitale, dai primi di ottobre a metà novembre non perdete la regione dell'Okunikko, con il Lago Chuzenji e le Yumoto Onsen e la città di Nikko.

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Ma sembra che sia la regione del Kansai a detenere il primato dei paesaggi migliori!
A Kyoto si può scegliere fra diversi siti a seconda del mese.
Nella seconda metà di novembre il migliore è il Tempio Tofukuji, vicino al più famoso Fushimi Inari. Le vedute dal Ponte Tsutenkyo sono particolarmente impressionanti e il tempio diventa molto affollato.
Da fine novembre ai primi di dicembre da non perdere è il quartiere Arashiyama alla periferia di Kyoto. Le montagne boscose sullo sfondo e gli alberi intorno ai templi della zona creano scorci di incomparabile bellezza.
E non poteva mancare il Kiyomizudera, forse IL tempio di Kyoto, ritratto in mille foto e bellissimo in ogni stagione!

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Infine nel Giappone Centrale è raccomandata la valle Korankei nei pressi di Nagoya dove da metà a fine novembre centinaia di aceri si accendono di rosso lungo il fiume e nelle passeggiate intorno al Monte Iimori. Vari stand gastronomici donano una piacevole atmosfera di festa.

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Seppur meno famoso dell'hanami, il Momijigari è un tratto distintivo della cultura giapponese che accomuna cittadini di ogni estrazione sociale. Le foglie rosse degli aceri sono evocate nelle più antiche raccolte poetiche come ad esempio il Manyoshu, la più antica antologia poetica giapponese che contiene circa 4.500 poesie e canti popolari, la maggior parte anonima.

Delle foglie degli aceri si parla anche nel Genji Monogatari ('Racconto di Genji'), nel capitolo dal titolo Momijinoga ('La festa delle foglie rosse').
Gli appassionati di poesia possono risalire fino ai tanka (poemi di 31 sillabe) del VII secolo per trovare dei riferimenti mentre chi frequenta il teatro, sia il No sia il Kabuki, può assistere alla rappresentazione di un dramma tradizionale intitolato Momijigari.
Nelle stazioni ferroviarie compaiono confezioni regalo di dolcetti ispirati al momiji e sacchetti di foglie di acero fritte.

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Ebbene sì, non avete capito male: con le foglie di acero si fa un'ottima tempura! Pare che questo piatto sia nato addirittura 1300 anni fa, quando un pellegrino preso dalla bellezza degli aceri della cascata Minootaki (vicino ad Osaka) decise di friggere alcune foglie nell'olio di colza e di condividerle con altri viaggiatori.
Dal 1910, in concomitanza com l'apertura di una stazione ferroviaria e di un parco vicino a Minootaki, ci fu un aumento del numero di turisti, molti dei quali affamati e ovviamente in cerca di souvenir. Quindi la tempura di acero iniziò ad essere venduta nei negozi lungo il sentiero che conduce alla cascata e la tradizione continua ancora oggi.
Solitamente si usa la varietà gialla chiamata Ichigyouji: si scelgono le foglie con la forma migliore, si lavano e si lasciano immerse in acqua e sale per circa un anno prima di essere fritte in olio di sesamo zuccherato. La panatura tende ad essere un po' più secca rispetto alla tempura standard e questo le rende perfette come spuntino.

Quindi? Ciliegi o aceri? Primavera o autunno? A voi la scelta!

Patrizia

Fonti consultate:
www.nuok.it
www.hanabitemple.forumfree.it
www.giappone.cc
www.animemangaofficial.forumfree.it
www.paolocalvino.blogspot.it
www.en.rocketnews24.com